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Il pignoramento dei beni in trust deve essere eseguito nei confronti del trustee e non del trust , visto che quest’ultimo non è un ente dotato di personalità giuridica, ma un mero insieme di beni e rapporti destinati ad un fine determinato e formalmente intestati al trustee, il quale è l’unico soggetto di riferimento nei rapporti con i terzi non come legale rappresentante ma come colui che dispone del diritto.
Inoltre, il giudice dell’esecuzione immobiliare può rilevare d’ufficio l’invalidità del pignoramento quando lo stesso è rivolto nei confronti di un soggetto giuridico inesistente.

Tali principi sono stati pronunciati dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2043, depositata ieri, la quale affronta importanti temi tra i quali la soggettività giuridica del trust e la validità della trascrizione dell’atto istitutivo del trust.
Nel caso di specie, una banca concludeva con un mutuatario un contratto di mutuo ipotecario fondiario su beni immobili, conferiti, in seguito, da questi in un trust. Successivamente, il contratto di mutuo veniva risolto per inadempimento del mutuatario e il creditore procedeva a notificare il precetto e l’atto di pignoramento nei confronti del trust (e non del trustee), che veniva trascritto in Conservatoria.

Il giudice dell’esecuzione, con ordinanza, rilevando d’ufficio l’inesistenza del soggetto nei cui confronti era stata instaurata la procedura (ossia il trust), dichiarava improseguibile l’esecuzione. Pertanto, la banca proponeva opposizione, che veniva rigettata dal giudice del merito, il quale escludeva la validità del pignoramento eseguito nei confronti del trust anziché del trustee. Il caso giungeva in Cassazione, la quale si è pronunciata con la sentenza in commento.

Prima di chiarire i motivi posti a fondamento della decisione della pronuncia in commento, occorre illustrare l’orientamento costante della giurisprudenza di legittimità circa la natura del trust (Cass. 22 dicembre 2015 n. 25800; Cass. 9 maggio 2014 n. 10105).

Tale istituto è definito come semplice insieme di beni e rapporti destinati ad un fine determinato, nell’interesse di uno o più beneficiari, formalmente intestati al trustee.
Più precisamente:
– con il trust, determinati beni vengono posti sotto il controllo di un fiduciario, il trustee, nell’interesse di uno o più beneficiari e per un preciso fine;
– il vincolo di destinazione (secondo l’art. 2 della Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985) mantiene i beni in trust distinti dal patrimonio del trustee, il quale ha il compito di amministrare, gestire o disporre dei beni in conformità alle disposizioni del trust e secondo le norme imposte dalla legge al trustee;
– il trust non ha personalità giuridica e, pertanto, il trustee è l’unico soggetto legittimato nei rapporti con i terzi, in ragione del fatto che dispone in esclusiva del patrimonio vincolato alla predeterminata destinazione.

Nel caso di specie, la Cassazione, dando continuità all’indirizzo esistente in materia, precisa che “è il trustee l’unica persona di riferimento con i terzi, non quale legale rappresentante, ma come soggetto che dispone del diritto”. Tale considerazione deriva dalla circostanza che l’effetto del trust non è quello di dare vita ad un nuovo soggetto di diritto, ma quello di istituire un patrimonio destinato ad un fine prestabilito.

Il trust non può essere destinatario di diritti

Pertanto, deve escludersi che possa ritenersi il trust titolare di diritti e tanto meno destinatario di un pignoramento che abbia ad oggetto i medesimi. Infatti, un pignoramento che colpisce beni che “si prospettano nella titolarità di un trust prospetta una fattispecie giuridicamente impossibile secondo il vigente ordinamento interno e, quindi, insanabilmente nulla per impossibilità di identificare un soggetto esecutato giuridicamente possibile, siccome inesistente e quindi insuscettibile tanto di essere titolare di diritti che di subire espropriazioni dei medesimi”.

Inoltre, i giudici di legittimità precisano che è invalida la formalità effettuata contro il trust perché, essendo il soggetto inesistente, induce incertezza sul titolare dei beni (pertanto, la nota di trascrizione del negozio di dotazione del trust non è fondamento di una valida continuità di trascrizioni con un soggetto inesistente).
In conclusione, nel caso di specie, poiché legittimamente il giudice dell’esecuzione verifica anche d’ufficio l’esistenza del soggetto nei cui confronti è intentata la procedura esecutiva, va disposta la chiusura anticipata di una procedura esecutiva nei confronti di un trust avente ad oggetto beni immobili.

La detassazione dei premi di risultato viene confermata anche per il 2017.

La Legge di bilancio 2017 introduce però alcune novità: la prima novità consiste nel limite massimo agevolabile che viene elevato da 2.000,00 euro a 3.000,00 euro. Tale limite è ulteriormente incrementato a 4.000,00 euro per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro.

Altra novità è il limite massimo di reddito di lavoro dipendente prodotto nell’anno precedente a quello nel quale il premio è erogato, per poter accedere al regime fiscale agevolato. Il tetto sale a 80.000,00 euro contro i 50.000,00 previsti nel 2016.

La Legge di bilancio 2017 promuove il Welfare Aziendale estendendo anche ai fringe benefit la possibilità di essere fruiti in alternativa al premio di risultato. Ovviamente tale previsione deve essere presente nella contrattazione di secondo livello regolarmente depositata presso la Direzione Territoriale del Lavoro.

Nell’ipotesi in cui il lavoratore scelga di avvalersi di questa possibilità è prevista, con l’inserimento del comma 184-bis, la non concorrenza alla formazione del reddito di lavoro dipendente e nemmeno all’imposta sostitutiva dei contributi alle forme pensionistiche complementari, i contributi di assistenza sanitaria, il valore delle azioni di cui all’art. 51 c. 2 lett g) del Dpr 917/86.

La Legge di bilancio inserisce una nuova tipologia di fringe benefit modificando l’art. 51 del TUIR integrandone il comma 2 con la lettera f-quater:

“i contributi e i premi versati dal datore di lavoro a favore della generalità dei dipendenti o di categorie di dipendenti per prestazioni, anche in forma assicurativa, aventi per oggetto il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana …”

Al comma 162 della Legge di bilancio, infine, si stabilisce che “Le disposizioni di cui all’articolo 51, comma 2, lettera f), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come da ultimo modificate dalla legge 28 dicembre 2015, n. 208, si interpretano nel senso che le stesse si applicano anche alle opere e servizi riconosciuti dal datore di lavoro, del settore privato o pubblico, in conformità a disposizioni di contratto collettivo nazionale di lavoro, di accordo interconfederale o di contratto collettivo territoriale.”

 

La predisposizione del set documentale TP evita le sanzioni penali

Uno dei maggiori problemi delle imprese ad ampio respiro internazionale, riguarda la corretta determinazione dei prezzi di trasferimento infragruppo.

Infatti l’Amministrazione finanziaria, nell’ambito dei suoi ordinari poteri, può sindacare la congruità dei valori praticati nello scambio di beni e servizi tra imprese appartenenti allo stesso gruppo multinazionale, in linea con le disposizioni fiscali contenute nell’articolo 110, comma 7, del TUIR e con le raccomandazioni OCSE contenute nelle “Transfer Pricing Guidelines”.

In tale delicato ambito interpretativo, che vede contrapposte le esigenze imprenditoriali con quelle di gettito erariale, occorre analizzare attentamente l’eventuale rilevanza penale delle rettifiche fiscali proposte dall’ufficio, anche alla luce delle novità introdotte – con decorrenza 22 ottobre 2015 – da parte del D.lgs. 158/2015 che ha modificato, ai fini penali – tributari, l’articolo 4 del D.Lgs. 74/2000, rubricato “dichiarazione infedele”.

In particolare, per effetto della novella normativa, le c.d. “valutazioni estimative” tipicamente riconducibili al transfer price, non assumono più rilevanza penale, a condizione che il contribuente abbia posto in essere chiare procedure che evidenzino le politiche di determinazione dei prezzi di trasferimento infragruppo.

Sul punto, occorre ricordare che l’articolo 26 del D.L. 78/2010, rubricato “adeguamento alle direttive OCSE in materia di documentazione dei prezzi di trasferimento”, ha introdotto la possibilità per il contribuente di redigere uno specifico set documentale che illustri le politiche adottate sul tema dei prezzi di trasferimento.

La predisposizione della documentazione TP consente di ottenere indubbi vantaggi sia per l’impresa che per il Fisco.

Infatti, una volta che l’Amministrazione finanziaria avrà valutato l’idoneità del documento, il contribuente potrà accedere al regime agevolato previsto dall’articolo 1, comma 2-ter, del D.Lgs. 471/1997 evitando, in caso di proposte di recupero a tassazione di una maggiore base imponibile IRES, l’applicazione delle sanzioni per dichiarazione dei redditi infedele.

In buona sostanza, ai fini tributari, in ipotesi di rettifiche reddituali sarà richiesta solo l’imposta dovuta e gli eventuali interessi legali calcolati dall’ufficio.

Inoltre, il set TP predisposto dal contribuente permette all’Amministrazione finanziaria di disporre, in sede di controllo, di un valido supporto documentale al fine di verificare l’esatta corrispondenza dei prezzi praticati nelle operazioni infragruppo dalle imprese associate, rispetto a quelli adottati in regime di libera concorrenza.

Sotto il profilo penale tributario, il nuovo articolo 4 del D.Lgs. 74/2000 prevede l’applicazione di una specifica sanzione nei confronti dei soggetti attivi del reato i quali, “al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto indicano, in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte, elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi inesistenti, quando, congiuntamente: l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte ad euro centocinquantamila; l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi inesistenti, è superiore al dieci per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione o, comunque, è superiore ad euro tre milioni”.

Tuttavia, il legislatore ha previsto una particolare esimente che consente la disapplicazione della disposizione in rassegna, nei casi in cui il contribuente abbia indicato in bilancio, ossia in altra documentazione rilevante ai fini fiscali, i criteri che sono alla base delle politiche relative ai prezzi di trasferimento infragruppo.

Infatti, per espressa disposizione normativa (cfr. articolo 4, comma 1-bis, del D.Lgs. 74/2000), “ai fini dell’applicazione della disposizione del comma 1, non si tiene conto della non corretta classificazione, della valutazione di elementi attivi o passivi oggettivamente esistenti, rispetto ai quali i criteri concretamente applicati sono stati comunque indicati nel bilancio ovvero in altra documentazione rilevante ai fini fiscali, della violazione dei criteri di determinazione dell’esercizio di competenza, della non inerenza, della non deducibilità di elementi passivi reali .. omissis …”.

Di conseguenza, tenuto conto che la dichiarazione infedele richiede – ai fini penali – l’elemento soggettivo ossia il “dolo specifico di evasione”, la corretta predisposizione del set documentale ai fini TP consentirà al contribuente di evitare sanzioni ai fini penali – tributari, nelle ipotesi di rilievi mossi in sede di verifica fiscale.

La legge di bilancio per il 2017 (Legge 232/2016) ha apportato alcune modifiche in materia di credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo, che entrano in vigore dal 2017.

Il credito è concesso a tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, per gli investimenti sostenuti a partire dal periodo d’imposta 2015 in eccedenza rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015.

In primo luogo, l’agevolazione è stata prorogata di un anno, fino al 31 dicembre 2020.

L’importo massimo del credito annuale per ciascun beneficiario passa da 5 milioni a 20 milioni, sempre a condizione che siano sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo almeno pari ad euro 30.000.

La percentuale di spesa incrementale che costituisce credito d’imposta passa dal 25% al 50% per:

– le quote di ammortamento degli strumenti acquisiti per scopi di ricerca e sviluppo (in relazione alla misura e al periodo di utilizzo per l’attività di ricerca e sviluppo e comunque con un costo unitario non inferiore a 2.000 euro al netto dell’imposta sul valore aggiunto)

– competenze tecniche e privative industriali relative a un’invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, anche acquisite da fonti esterne

La misura del credito era già al 50%, infatti, per le restanti due tipologie di spesa (spese per personale altamente qualificato e contratti di ricerca cd “extra-muros”).

Rilevante novità riguarda la tipologia di spesa agevolabile di cui all’art.3 comma 4 lettera a) del DL 145/2013 che individuava le spese per personale altamente qualificato (in possesso di una laurea tra quelle specificate nell’apposito allegato del decreto) impiegato in attività di ricerca e sviluppo: dal 2017 sono agevolabili tutte le spese per personale impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo, indipendentemente dal titolo di studio acquisito.

Il credito calcolato deve essere inserito in dichiarazione dei redditi e può essere utilizzato esclusivamente in compensazione a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui le spese per le attività di ricerca e sviluppo sono state sostenute.

L’agevolazione dal 2017, infine, spetta anche alle imprese residenti o alle stabili organizzazioni nel territorio italiano di soggetti non residenti che eseguono le attività di ricerca e sviluppo nel caso di contratti stipulati con imprese residenti o localizzate in altri Stati membri dell’Unione europea, negli Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo ovvero in Stati compresi nell’elenco di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 19 settembre 1996. Si attendono provvedimenti che forniscano maggiori dettagli in merito.

La Legge di bilancio 2017 ha introdotto per il triennio 2017/2019 un iper ammortamento al 250% specificamente per gli investimenti nell’ Industria 4.0, ovvero investimenti in nuove tecnologie relativi a settori specifici.

Per fruire delle agevolazioni, imprese, professionisti e autonomi devono aver effettuato gli acquisti entro la data del 31 dicembre 2017 ovvero entro il 30 giugno 2018, a condizione che entro il 31 dicembre 2017 sia stato accettato l’ordine di acquisto dal venditore e versato almeno il 20% dell’acconto sul prezzo dell’acquisizione.

L’agevolazione è rivolta ai soggetti titolari di partita IVA che operano in settori quali confezionamento e imballaggio; stampa 3D; robotica e sistemi intelligenti; etichettatura intelligente e tracciabilità dei prodotti; nanotecnologie; meccatronica; informatica; archiviazione digitale; sviluppo software e applicazioni; Internet of Things; cloud computing; cybersecurity; telecomunicazioni.

La norma, con una definizione assai generica dei beni oggetto dell’agevolazione, introduce la possibilità di maggiorare del 150% il costo di acquisto di determinati beni materiali strumentali nuovi, il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti.

Nello specifico trattasi di:

– macchine utensili per asportazione,

– macchine utensili operanti con laser e altri processi a flusso di energia (ad esempio plasma, waterjet, fascio di elettroni), elettroerosione, processi elettrochimici,

– macchine utensili e impianti per la realizzazione di prodotti mediante la trasformazione dei materiali e delle materie prime,

– macchine utensili per la deformazione plastica dei metalli e altri materiali,

– macchine utensili per l’assemblaggio, la giunzione e la saldatura,

– macchine per il confezionamento e l’imballaggio,

– macchine utensili di de-produzione e riconfezionamento per recuperare materiali e funzioni da scarti industriali e prodotti di ritorno a fine vita (ad esempio macchine per il disassemblaggio, la separazione, la frantumazione, il recupero chimico),

– robot, robot collaborativi e sistemi multi-robot,

– macchine utensili e sistemi per il conferimento o la modifica delle caratteristiche superficiali dei prodotti o la funzionalizzazione delle superfici,

– macchine per la manifattura additiva utilizzate in ambito industriale,

– macchine, anche motrici e operatrici, strumenti e dispositivi per il carico e lo scarico, la movimentazione, la pesatura e la cernita automatica dei pezzi, dispositivi di sollevamento e manipolazione automatizzati, AGV e sistemi di convogliamento e movimentazione flessibili, e/o dotati di riconoscimento dei pezzi (ad esempio RFID, visori e sistemi di visione e meccatronici),

– magazzini automatizzati interconnessi ai sistemi gestionali di fabbrica.

Tutte le macchine sopra citate devono essere dotate delle seguenti caratteristiche:

– controllo per mezzo di CNC (Computer Numerical Control) e/o PLC (Programmable Logic Controller),

– interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica con caricamento da remoto di istruzioni e/o part program,

– integrazione automatizzata con il sistema logistico della fabbrica o con la rete di fornitura e/o con altre macchine del ciclo produttivo,

– interfaccia tra uomo e macchina semplici e intuitive,

– rispondenza ai più recenti parametri di sicurezza, salute e igiene del lavoro.

Inoltre tutte le macchine sopra citate devono essere dotate di almeno due tra le seguenti caratteristiche per renderle assimilabili o integrabili a sistemi cyberfisici:

– sistemi di telemanutenzione e/o telediagnosi e/o controllo in remoto,

– monitoraggio continuo delle condizioni di lavoro e dei parametri di processo mediante opportuni set di sensori e adattività alle derive di processo,

– caratteristiche di integrazione tra macchina fisica e/o impianto con la modellizzazione e/o la simulazione del proprio comportamento nello svolgimento del processo (sistema cyberfisico),

– dispositivi, strumentazione e componentistica intelligente per l’integrazione, la sensorizzazione e/o l’interconnessione e il controllo automatico dei processi utilizzati anche nell’ammodernamento o nel revamping dei sistemi di produzione esistenti,

– filtri e sistemi di trattamento e recupero di acqua, aria, olio, sostanze chimiche e organiche, polveri con sistemi di segnalazione dell’efficienza filtrante e della presenza di anomalie o sostanze aliene al processo o pericolose, integrate con il sistema di fabbrica e in grado di avvisare gli operatori e/o di fermare le attività di macchine e impianti.

Allo stesso modo, rientrano nell’agevolazione anche i sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità, ad esempio i sistemi di misura a coordinate e no (a contatto, non a contatto, multi-sensore o basati su tomografia computerizzata tridimensionale) e gli altri sistemi di monitoraggio per assicurare e tracciare la qualità del prodotto o del processo produttivo e che consentono di qualificare i processi di produzione in maniera documentabile e connessa al sistema informativo di fabbrica (per un elenco completo si rimanda all’allegato A della Legge di bilancio).

Infine, sono ancora agevolati i dispositivi per l’interazione uomo macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro, sempre in logica 4.0:

– banchi e postazioni di lavoro dotati di soluzioni ergonomiche in grado di adattarli in maniera automatizzata alle caratteristiche fisiche degli operatori (ad esempio caratteristiche biometriche, età, presenza di disabilità),

– sistemi per il sollevamento/traslazione di parti pesanti o oggetti esposti ad alte temperature in grado di agevolare in maniera intelligente/ robotizzata/interattiva il compito dell’operatore,

– dispositivi wearable, apparecchiature di comunicazione tra operatore/operatori e sistema produttivo, dispositivi di realtà aumentata e virtual reality,

– interfacce uomo-macchina (HMI) intelligenti che coadiuvano l’operatore a fini di sicurezza ed efficienza delle operazioni di lavorazione, manutenzione, logistica.

I soggetti che beneficiano di questa maggiorazione del 150% e che, nello stesso periodo, effettuano investimenti in beni immateriali, quali ad esempio software, sistemi e system integration, piattaforme e applicazioni (compresi nell’allegato B della Legge di bilancio), possono maggiorare il relativo costo di acquisizione del 40%.

Per la fruizione dei benefici, l’impresa è tenuta a produrre un’autodichiarazione resa dal legale rappresentante, ai sensi del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.

Per i beni che abbiano un costo unitario superiore a 500.000 euro è però necessaria una perizia tecnica giurata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali o da un ente di certificazione accreditato, attestante che il bene possiede caratteristiche tecniche tali da includerlo negli elenchi di cui all’allegato A o all’allegato B annessi alla presente legge ed è interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

La determinazione degli acconti dovuti per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2017 e per quello successivo è effettuata considerando, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata in assenza delle disposizioni che prevedono tali agevolazioni.

La Regione ha istituito il bando con lo scopo di rilanciare la propensione agli investimenti del sistema produttivo con riferimento alle PMI che realizzino interventi volti all’introduzione di innovazioni tecnologiche, di prodotto e di processo, all’ammodernamento di macchinari e impianti e ad accompagnare i processi di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale.

Soggetti beneficiari
Possono partecipare le PMI iscritte al Registro Imprese presso la CCIAA territorialmente competente da più di 12 mesi, con attività rientranti nei codici ATECO allegati al bando (per una verifica dei quali lo Studio Buattini Moro Monti & Partners rimane a Vostra disposizione).

Non sono ammesse le aziende iscritte nella Sezione speciale dedicata alle start-up innovative.

Spese ammissibili

Sono ammissibili gli interventi relativi a progetti che introducono innovazioni tecnologiche di prodotto e di processo, ammodernamento di macchinari ed impianti e accompagnamento ai processi di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale.

Sono ammissibili le spese effettuate dal 1/6/2016 e fino al termine di 12 mesi dalla data di concessione delle agevolazioni relative all’acquisto di beni materiali e immateriali e servizi rientranti nelle seguenti categorie:

  1. a) macchinari, impianti produttivi, attrezzature ed arredi e sistemi di sicurezza nuovi di fabbrica;
  2. b) brevetti, know-how, diritti di licenza, hardware e software;
  3. c) opere di impiantistica, compresi interventi di sostenibilità energetica e ambientale;
  4. d) mezzi di trasporto targati e non, destinati al trasporto di cose e merci ad esclusivo uso aziendale, con l’esclusione delle autovetture;
  5. e) processi di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale;

Non sono ammesse le domande di partecipazione i cui progetti comportino spese ammissibili per un importo inferiore ad euro 15.000,00 (quindicimila).

Presentazione delle domande

La domanda deve essere compilata e presentata esclusivamente per via telematica, attraverso il Sistema Informatico Unificato della Programmazione Unitaria (SIU) della Regione Veneto. Le credenziali per l’accesso alla procedura possono essere richieste da martedì 4 ottobre alle ore 10.00. La domanda dovrà poi essere presentata a partire dalle ore 10.00 del giorno mercoledì 18 ottobre 2016, fino alle ore 18.00 di mercoledì 26 ottobre 2016.

In ogni caso il Bando si chiude anche anticipatamente in caso di esaurimento delle risorse.
L’agevolazione, nella forma di contributo a fondo perduto, è pari al 45% o 50% (a seconda del codice Ateco di riferimento) della spesa rendicontata ammissibile per la realizzazione del progetto.
Lo Studio Buattini Moro Monti & Partners, con il supporto di una propria società collegata è in grado di assisterVi nella valutazione e presentazione della domanda.

Il Provv. Agenzia Entrate 21/3/2016 ha approvato, con le relative istruzioni, il nuovo Modello Iva TR da utilizzare per la richiesta di rimborso o l’utilizzo in compensazione del credito Iva trimestrale, comprensivo del prospetto riepilogativo riservato all’ente o alla società controllante per la richiesta di rimborso o l’utilizzo in compensazione del credito Iva trimestrale del gruppo.
Il nuovo modello, che sostituisce quello approvato dal Provvedimento Agenzia Entrate 20/03/2015, va utilizzato a decorrere dalle richieste di rimborso o di utilizzo in compensazione del credito Iva relativo al primo trimestre del 2016, da presentare entro la fine del mese successivo al trimestre di riferimento (entro il prossimo 2 maggio).

Secondo la nuova formulazione (comma 35 dell’articolo 1, L. 190/2014) l’agevolazione è riconosciuta per i periodi d’imposta successivi al 2014, e fino al periodo in corso al 31 dicembre 2019, alle imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo senza distinzione in merito alla forma giuridica o al regime contabile adottato. Quanto all’ammontare del credito esso è pari al 25% delle spese incrementali sostenute rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi di imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015, tale misura sale al 50% per le spese relative:

  • all’assunzione di personale qualificato;
  • a contratti di ricerca conclusi con enti di ricerca ed università;
  • ai compensi corrisposti all’amministratore non dipendente dell’impresa.

La misura del credito di imposta massima è pari a 5 milioni di euro per ciascun beneficiario, a condizione che siano sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo per almeno 30.000 euro.

Sono beneficiari del bonus tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano nonché dal loro fatturato e regime contabile adottato.

Sono considerate attività di ricerca e sviluppo:

  • i lavori sperimentali o teorici finalizzati all’acquisizione di nuove conoscenze, senza che siano previste applicazioni o usi commerciali diretti;
  • la ricerca pianificata o le indagini effettuate al fine acquisire nuove conoscenze da utilizzare per nuovi prodotti, processi o servizi o necessarie a permettere un miglioramento di quelli esistenti ovvero per creare componenti di sistemi per la ricerca industriale;
  • l’acquisizione, la combinazione, la strutturazione e l’utilizzo di conoscenze e capacità esistenti scientifiche, tecnologiche e commerciali al fine di produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati, o migliorati;
  • la produzione e il collaudo di prodotti, processi e servizi, a condizione che non siano impiegati o trasformati in vista di applicazioni industriali o per finalità commerciali.

 

I costi ammessi se direttamente connessi con l’attività di ricerca e sviluppo, sono i seguenti:

  • spese per il personale dipendente altamente qualificato con esclusione del personale addetto a mansioni amministrative, contabili e commerciali;
  • spese per i collaboratori altamente qualificati a condizione che l’attività venga svolta presso i locali dell’impresa stessa;
  • quote di ammortamento relative agli strumenti e alle attrezzature acquistate, determinate secondo i coefficienti fiscali di cui al D.M. 31 dicembre 1988 e, comunque, in rapporto all’effettivo impiego nelle attività di ricerca e sviluppo. Se il bene è acquistato mediante leasing finanziario le quote capitali dei canoni sono determinate nella misura corrispondente all’importo deducibile ai sensi dell’articolo 102, comma 7, Tuir;
  • spese relative alla ricerca commissionata a università, enti di ricerca e organismi equiparati nonché a altri soggetti comprese le start up innovative;
  • spese per competenze tecniche e privative industriali relative a un’invenzione, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà di vegetali.

 

Sempre nella prassi n. 5/2016 l’Amministrazione ha chiarito che il credito per ricerca e sviluppo come sopra delineato sarà cumulabile con altre agevolazioni, in particolare esso sarà cumulabile con:

  • il bonus relativo agli investimenti in beni strumentali nuovi previsto dall’articolo 18, D.L. 91/2014,
  • il patent box (i costi ammessi ai fini del credito R&S rileveranno per intero anche ai fini della determinazione del reddito agevolabile per il patent box).

La ratio della cumulabilità con altre agevolazioni è conseguenza del fatto che tale credito non è considerato aiuto di Stato e non è elargito dalla Comunità Europea.

La principale novità contenuta nel documento di Confindustria attiene ai rapporti tra il bonus R&S e il super-ammortamento. Secondo Confindustria, non può escludersi che, tra i beni ammessi a fruire di tale beneficio, ci siano anche cespiti impiegati in attività di ricerca e sviluppo.

La documentazione richiesta ai fini della fruizione del bonus è semplicemente la documentazione contabile che riepiloghi i costi sostenuti. La documentazione deve essere certificata dal soggetto incaricato della revisione legale o dal collegio sindacale, oppure da un professionista iscritto nel registro dei revisori legali.

Lo Studio Buattini Moro Monti & Partners rimane a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.

 

Il contribuente ammesso al regime dell’adempimento collaborativo, ex artt. 3-7, D.Lgs. 5.8.2015, n. 128, nell’ambito delle interlocuzioni conseguenti all’accesso al regime, può interpellare l’Agenzia delle Entrate al fine di ottenere una risposta in merito all’applicazione delle disposizioni tributarie a fattispecie concrete in relazione alle quali ravvisa rischi fiscali; tale rischio è inteso quale rischio di operare in violazione di norme tributarie ovvero in contrasto con i principi o con le finalità dell’ordinamento tributario. Il contribuente può presentare le tipologie di interpello di cui all’art. 11, co. 1 e 2, L. 212/2000. In particolare, il D.M. 15.6.2016, pubblicato nella G.U. 27.6.2016, n. 148, determina le modalità di presentazione dell’istanza di interpello abbreviato, il contenuto di tale istanza, l’iter istruttorio, l’inammissibilità dell’istanza, le modalità ed i termini per il rilascio della risposta nonché l’efficacia di quest’ultima.

Lo studio Buattini Moro Monti & Partners rimane a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.

Il Provv. Agenzia Entrate 10.11.2015 ha approvato il modello “Opzione per il regime di tassazione agevolata dei redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali” (cd. Patent box), da utilizzare per l’esercizio dell’opzione per i primi due periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31.12.2014 (2015 e 2016 in caso di esercizi solari).

L’opzione va esercitata, per i primi due periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31.12.2014, entro il periodo d’imposta in cui ha inizio il regime di tassazione e riguarda tale periodo d’imposta e i quattro successivi.

Il modello deve essere trasmesso in via telematica (utilizzando il software denominato “PATENT_BOX” disponibile entro novembre 2015 sul sito www.agenziaentrate.it) direttamente dai soggetti interessati dall’opzione o tramite i soggetti abilitati.

La Corte di Cassazione con sentenza n.20678 del 14 ottobre 2015 ha affermato che le aliquote di ammortamento modificate sono indeducibili se non adeguatamente motivate in nota integrativa. La società in questione è passata dall’ammortamento al 50% dei beni strumentali all’ammortamento al 100% degli stessi, da un esercizio a quello successivo, senza giustificarne le cause in nota integrativa, adottando così un comportamento contrario in primo luogo ai principi di chiarezza e veridicità del bilancio di cui all’art.2423, c.c.. In secondo luogo la società è venuta meno all’obbligo di ammortizzare le immobilizzazioni in modo uniforme e sistematico in relazione alla residua vita utile del bene, ai sensi dell’art. 2426, c.c.. Sulla base di tale presupposto la Cassazione ha respinto il ricorso del contribuente. Le quote di ammortamento non possono essere discrezionalmente scelte dal contribuente nè variare da un anno all’altro, senza adeguata giustificazione. Conseguentemente, ai fini fiscali tali costi diverranno indeducibili: l’ingiustificata adozione di piano di ammortamento diverso da quello prescritto comporta, infatti, l’alterazione della base imponibile.

Il comma 7, art.15, Dlgs n.159/2015, ha disposto la facoltà per i contribuenti decaduti nei 24 mesi precedenti all’entrata in vigore del presente decreto dalle rate per somme iscritte a ruolo ancora non versate, di poterle ripartire fino a un massimo di 72 rate mensili. Se il contribuente, richiedendo tale nuova pianificazione, non dovesse successivamente pagare 2 rate anche non consecutive, decadrebbe automaticamente dal beneficio di rateazione, ferme però restando alcune clausole (art.19 commi 1-quater, 3 lett.b) e c) e 4, DPR n.602/1973) quali: l’agente della riscossione può iscrivere ipoteca o fermo amministrativo, solo in caso di mancato accoglimento della richiesta del piano di rateazione suddetto, ma sono comunque salvi le ipoteche e i fermi già iscritti alla data in cui la rateazione viene concessa. Se la stessa è concessa, inoltre, non è possibile avviare nuove azioni esecutive fino a quando, eventualmente, venga rigettata la dilazione di pagamento. Il pagamento della prima rata, comunque, determina l’impossibilità di mantenere procedure di recupero coattivo già avviate in precedenza, a condizione che non si sia ancora tenuto l’incanto con esito positivo o non sia stata presentata istanza di assegnazione, o, ancora, il terzo non abbia reso dichiarazione positiva o non sia stato già emesso provvedimento di assegnazione dei crediti pignorati. Tutto ciò rimane valido qualora però sia compatibile, nei singoli casi, con la nuova suddetta disposizione del comma 7, art.15; in caso di mancato pagamento, a piano di rateazione concesso, di 5 rate anche non consecutive, l’importo iscritto a ruolo ancora non versato diviene immediatamente ed automaticamente riscuotibile in un’unica soluzione, ma lo stesso può essere nuovamente rateizzato qualora all’atto della richiesta vengano saldate integralmente tutte le rate già scadute; restando fermo quanto previsto al punto precedente, l’importo rimanente ancora da versare al netto delle rate scadute può essere ripartito fino al massimo delle rate concedibili (72); le rate mensili scadono nel giorno di ogni mese in cui è stata accolta l’istanza di dilazione del pagamento e quest’ultimo può essere effettuato anche mediante domiciliazione su conto corrente del contribuente debitore.
Il beneficio si può richiedere entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto (21 novembre 2015).